Trieste vanta una lunga tradizione nel campo della pubblica lettura, tradizione che testimonia dello sviluppo civile e culturale della città e che la avvicina alle città più progredite dell’Europa e del nord America. Il 29 agosto 1869 per iniziativa di un gruppo di appartenenti alla società di Minerva, società culturale fondata nel 1810 da Domenico Rossetti, apriva la propria sede in via degli Artisti la Società per la lettura popolare. Si proponeva di fornire “buoni libri al popolo”. La Società venne sciolta il 12 dicembre 1910, dopo 41 anni di attività, destinando il proprio patrimonio librario alla Biblioteca Civica e alle Biblioteche Comunali Popolari.

Biblioteche Comunali Popolari

Nel luglio del 1901 era stata aperta infatti la prima sede delle biblioteche popolari che erano state volute da un comitato costituito appositamente per istituire in via sperimentale una biblioteca per il popolo con sala di lettura. Nella seduta del Consiglio Comunale del 24 giugno 1903 la biblioteca popolare viene dichiarata fondazione perpetua sotto il patronato del Comune con il nome di “Biblioteca popolare comunale di Trieste”.
Il successo dell’iniziativa è tale che entro il 1913 le sedi aperte nei rioni popolari sono sei. Nel 1914 le biblioteche vengono tenute aperte, nonostante la guerra, fino a settembre e la sede centrale di via Parini e quella di San Giacomo vengono riaperte dal 1916 all’ottobre del 1918. Dopo una pausa relativamente breve, vista la complessità della situazione politico amministrativa della città che passa dall’amministrazione austriaca a quella italiana, ad aprile del 1921 la Biblioteca Popolare riapre i battenti. Per priima si apre la nuova sede centrale di piazza degli Studi presso la sala di chimica dell’Accademia di Commercio. Palazzo delle Sedi Riunite in via Madonnina.
Altre sei sedi verranno aperte entro il maggio 1924. La composizione sociale del pubblico cambia: nel giugno ’26 la sede centrale ha il 50% di lettori tra gli impiegati e i privati, il 30% tra gli studenti e appena il 20% tra gli operai, rovesciando quelle che erano le percentuali d’anteguerra. Nella sede di via Polonio il 92% degli utenti è rappresentato dal ceto medio. Nelle sedi periferiche resta, anche se di poco, prevalente l’utenza operaia. Con deliberazione del 21 giugno 1926 la Giunta comunale sopprime le sedi cittadine della Biblioteca Popolare, ritenendo esaurito il loro ruolo nella diffusione di un forte sentimento nazionale italiano tra i ceti popolari. Negli anni successivi chiuderanno anche le sedi della periferia.

La Biblioteca Statale del Popolo

Il Ministero della Pubblica Istruzione negli anni Cinquanta organizza il Servizio nazionale di lettura. Promuove la rinascita di quelle biblioteche popolari che esistevano prima dell’avvento del Fascismo e apre nuove biblioteche dove queste istituzioni non erano mai state presenti. Nella provincia di Trieste è direttamente il Commissariato Generale del Governo per il Territorio di Trieste che ne finanzia l’apertura. Presso la Direzione della Pubblica Istruzione viene creato un ufficio della Soprintendenza Bibliografica per il Veneto Orientale e la Venezia Giulia. La prima sede nasce nel 1956 in alcune aule della scuola elementare Ferruccio Dardi di via Ugo Polonio con 15.0000 volumi. Seguirono l’apertura delle sedi di San Giacomo (1958), di Muggia (1960), di San Marco al Timavo nel Villaggio del Pescatore (1964) e di circa 20 punti di prestito nei comuni minori della provincia. Fu aperto un punto di prestito anche a Pirano, in Istria per la popolazione di lingua italiana e uno nelle carceri triestine. Già negli anni ’60 questi punti di prestito venivano chiusi. In alternativa si aprirono delle sedi stabili: la direzione, in via del Teatro Romano (1965), via del Rosario, dove la sala mostre venne inaugurata nel 1967 mentre i servizi al pubblico vennero attivati nel ’70 conseguentemente alla chiusura della sede di via Polonio. L’anno dopo viene aperta la sede di via dell’Abro a Ponziana, nel ’72 quella di piazzale Valmaura. All’inizio degli anni Settanta, tra l’Amministrazione Comunale di Trieste e il Commissariato del Governo, vi erano stati contatti per il passaggio dell’Istituzione all’Ente locale. Ma la Biblioteca del Popolo non diventa comunale. Proprio nel 1977 passa alle dipendenze del Ministero per i Beni Culturali e inizia ad attuare una trasformazione delle sue finalità e della tipologia delle sue raccolte che la portano a cedere in comodato la sede di Muggia al Comune della cittadina nel 1995 e a chiudere le sedi rionali per trasferirsi in palazzo Morpurgo come “Biblioteca Statale di Trieste”. Ed è il Comune di Trieste che si assume la gestione della pubblica lettura sul territorio comunale attraverso il Servizio Bibliotecario Urbano. Il 21 dicembre 1998 apre la Biblioteca Comunale del Popolo Pier Antonio Quarantotti Gambini in via del Rosario.

Le biblioteche slovene

A metà dell’800, quando tra gli sloveni di Trieste e del circondario iniziava a rafforzarsi il sentimento di appartenenza nazionale, vennero aperte le “citalnice” (gabinetti di lettura). La prima fu nel 1861 la “Slavjanska Narodna Citalnica” che si pose come punto d’incontro di tutti gli slavi del centro cittadino. Citalnice furono aperte a Roiano, San Giovanni, Barcola, Opicina, Rozzol, Servola, Cologna, Prosecco. Seguirono Contovello, Santa Maria Maddalena Inferiore, Longera, Basovizza, Padriciano, San Giacomo, Borgo Teresiano. La rete di biblioteche era finanziata dalle quote sociali e mantenuta in vita dal volontariato. All’inizio del ’900 in ambiente sloveno furono fondate la Società Operaia per la Diffusione della Cultura e l’Associazione degli universitari “Balkan” che in pochi anni istituirono numerose biblioteche. Dopo la prima guerra mondiale, che aveva portato alla  chiusura delle biblioteche, si volle rifondarle, ma il fascismo ostacolò la loro rinascita, arrivando già nel ’20 alla violenza fisica, come nel caso dell’incendio del Balkan. Nel 1927 furono sciolte con decreto tutte le associazioni slovene in Italia e con loro le rispettive biblioteche. Dai roghi e dalle confische si salvò una parte minima del patrimonio culturale. Nel secondo dopoguerra si ricominciò da capo: venne fondata la Narodna in studijska knjiznica (Biblioteca Nazionale e degli Studi), che opera tuttora sia come biblioteca di pubblica lettura che di studio. Oltre a essere punto di riferimento per la produzione libraria degli sloveni in Italia, documenta anche le pubblicazioni dell’editoria della vicina repubblica, godendo del diritto di stampa per la Slovena.